L'invasione della Santa Barbara

Ovunque va, succede qualche casino. E’ solare, sveglia, vagamente provocante, eccita gli animi: polemiche, frustrazioni, voglie di rivalsa sono la scia. Fa notizia e nessuno va a vedere se sono vere, false, verosimili. Fa tendenza ma a volte è solo prurigine. Per dirla con le vecchie zie di paese che dovevano salvare il mondo è meglio essere giovani, belle, intelligenti e ricche che povere e gobbe, e questo piace poco. Figurarsi poi se la fortunata in questione ama la notte, vuole divertirsi, grida che nessuno le dirà mai di chi innamorarsi, insomma morde la vita.
10 AGO 20
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Ovunque va, succede qualche casino. E’ solare, sveglia, vagamente provocante, eccita gli animi: polemiche, frustrazioni, voglie di rivalsa sono la scia. Fa notizia e nessuno va a vedere se sono vere, false, verosimili. Fa tendenza ma a volte è solo prurigine. Per dirla con le vecchie zie di paese che dovevano salvare il mondo è meglio essere giovani, belle, intelligenti e ricche che povere e gobbe, e questo piace poco. Figurarsi poi se la fortunata in questione ama la notte, vuole divertirsi, grida che nessuno le dirà mai di chi innamorarsi, insomma morde la vita. Se per di più entra con veemenza in un mondo di uomini e si mette anche a mordere la pelata di venerabili, trentennali istituzioni, si può capire lo sconquasso. Barbara Berlusconi questo ha fatto, in rete dicono che ha attitudini da First Baby, fatto sta che il Milan già in deliquescenza ora è anche en folies, i tifosi sconcertati. Si fosse verificata altrove una situazione simile, in un club antico e titolato, mettiamo inglese o spagnolo, non si parlerebbe d’altro. Da noi no, abbiamo l’abitudine di rimettere insieme i cocci con colle speciali, persino nel calcio. E’ intervenuto il presidente eterno a dirimere il conflitto, a imporre l’armistizio, la coabitazione forzosa al vertice tra due amministratori con deleghe separate: ma la coabitazione sarà precaria, traballante. Breve. Alla fine, vincerà lei. Non perché è la figlia del padre o comunque non solo. Vincerà perché è giovane, perché il tempo è comunque dalla sua e da quando si è messa in moto, nel Milan tutto sembra invecchiato di colpo. Il management che lo governava da quasi trenta anni e considerato fra i migliori di Europa sembra corroso dalla fatica, usurato dal tempo. Persino le maglie, i colori, la comunicazione, il linguaggio, il gergo: tutto sembra da rottamare. Un po’ l’effetto che sull’immaginario politico ha avuto l’ingresso di Maria Elena Boschi, di cui il Cav. si è chiesto perché non l’avesse lui e da allora sta cercando il clone.
Barbara è carina quanto la “carina” di Renzi e magari pure più tosta. Si porta dietro un codazzo di gloriosi quarantenni del Milan che fu immortale e invincibile: Paolo Maldini, esempio di lealtà e grandezza anche fuori dal campo, Pippo Inzaghi, la vita come professione, che undici mesi l’anno si nutre solo di calcio e scalpita per arrivare a sedersi sulla panchina della prima squadra. E c’è Clarence Seedorf, il professore: sta attualmente giocando in Brasile, da mesi dorme cinque ore a notte per il doppio lavoro, calciatore e allenatore, vuole prendere il patentino prima che si apra la nuova éra. Non sono rottamandi della politica che saltano sul carro del vincitore, sono energie compresse che aspettano di essere liberate e di potersi sprigionare. Giovani sì, inesperti anche, ai primi passi nelle nuove carriere. Che gli altri, i vecchi, guardano proprio come D’Alema guardava Renzi: poverini fanno tenerezza, non sanno cosa vuol dire allenare, fare il manager, a sentire loro il calcio è complesso, proprio come la politica.
E’ un capitale dunque. Diverso da quello dei due figli più grandi, a loro modo più schivi, riservati. Lei non ha paura di esporsi, se ne frega della chiacchiera, non si vergogna di mettersi in posa sexy, a pancia in giù, con un vestito che lascia nuda gran parte della schiena: fa la Paris Hilton con grinta e cervello e non è poco. Se ne frega di rendere pubblico sul prato dell’Olimpico la storia con Alexandre Pato che tanto ha scandalizzato il paese del trucco e parrucco, ma come, mettersi con un suo dipendente: c’è stata due anni e mezzo, doveva per forza essere amore, sennò provateci voi a starci tutto quel tempo.
Gli uomini normali, impietosamente maledettamente normali, hanno paura delle sue forme generose: sanno di non aver chance se non sono bellini, se non hanno addominali scolpiti e glutei alti e sodi, e vorremmo anche vedere.
Non piace agli intellettuali: tra un Arthur Miller e un Joe di Maggio lei non avrà alcun complesso nei confronti del primo e preferirà sempre il secondo.
Forse per questo non piace a quelli di Rep. Non a Francesco Merlo che ha scritto che i calciatori li mette su carta patinata. Non a Vittorio Zucconi che s’è addirittura spretato, ha dismesso la tonaca rosso-nera indossata per sessanta anni, troppo è troppo, questa ragazzina viziata. E fin qui ci si può anche stare: se de-benedettini d’osservanza, in quel mondo certi cognomi sanno sempre di zolfo. Non piace alla gente che piace. Nemmeno a Fiorello, che si è arrampicato sul suo nuovo look, per fare una battuta sciapita sul padre, lui che la vede e le dice ma sai che stai proprio bene, anch’io me li farò così.
Persino quando si laureò in Filosofia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano con una tesi sui concetti di benessere libertà e giustizia nel pensiero di Amartya Sen venne fuori un mezzo putiferio. Don Verzé le aveva chiesto cosa pensasse di una nuova facoltà d’Economia ispirata alle teorie del premio Nobel e l’aveva invitata a proseguire gli studi per poterne diventare un giorno una docente. Roberta De Monticelli professoressa di Filosofia nello stesso ateneo accusò l’universo mondo di favoritismo e accondiscendenza nei confronti dell’allora presidente del Consiglio, in una lettera aperta si lamentò di essere stata intenzionalmente esclusa dalla commissione esaminatrice.
La rete si scatenò, ma come: insegnare solo con una laurea triennale in barba alle leggi che regolano i concorsi universitari? D’evidenza avevano travisato le parole del vecchio prete ma si misero lo stesso a fare di conto per vedere se avesse diritto alla lode. Il presidente della commissione rispose con puntualità, se si arriva alla laurea con 108 e 37 su centodieci è normale laurearsi a pieni voti. Pure Cacciari suo relatore disse che era persona seria, studiosa, preparata: in rete qualcuno disse che era figlia del filosofo veneziano, ma povera Barbara che è copia sputata – e geneticamente migliorata – di suo padre e di sua madre.
I dubbi di lei nei confronti di lui , le perplessità, le diffidenze sono venuti alla luce del sole, le ha spiattellate in pubblico: dura e per questo anche un po’ stronza. Con il suo dire e non dire, indicare e ammiccare, lasciare intendere l’esistenza di un sistema di relazioni opache con gli amici Preziosi e Cellino, con Mino Raiola che porta calciatori a spasso tra i club come un tempo il regime fascista le vacche e con Giuseppe Riso, ex portiere del ristorante Giannino oggi rampante procuratore di molti giovani talenti rossoneri. Per il suo passato e i tanti meriti, a parte la macchia infernale della notte di Marsiglia, sicuramente Galliani avrebbe meritato una scena finale diversa: ma chi si ricorda dei meriti storici di un D’Alema? Conta solo il tempo recente: e quello dice che Galliani, il guru, lo zio Fester del calcio non c’è più. Le operazioni di mercato degli ultimi anni sono state una Beresina. E non perché non c’erano soldi: per dire a prendere Tévez e a lasciare Matri dov’era si sarebbe pure speso di meno, a prendere giovani speranze, parcheggiarle in panchina e poi siccome non si ha la pazienza di aspettare rivenderle a pochi soldi e vederle esplodere in Germania fa male all’anima dei tifosi.
Se poi l’unico investimento tutto sommato compatibile con le casse della società e cioè l’acquisto di Strootman che è un valore assoluto non lo si fa, vuol dire che non c’è più il fiuto.
Il Galliani di altri tempi mai avrebbe lasciato partire Andrea Pirlo, ancora oggi fra i migliori se non il migliore d’Europa nel suo ruolo. Invece ha creduto alle fanfaluche di Allegri che siccome il calciatore aveva più di 30 anni doveva giocare più avanti e non davanti alla difesa. Galliani lo tiene a colloquio mezz’ora e in segno di congedo dopo dieci anni gli regala una penna d’oro. Pirlo racconta che ci ha giochicchiato, rimirandola da diverse angolazioni, per cercare di coglierne il senso profondo, arrivando alla conclusione che era perfettamente simmetrica: il lato B non esisteva. Da allora ha fatto altri tre anni, più di cento partite, Nazionale compresa. A livelli pazzeschi. E noi lividi a piangere. A rimpiangere.